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17 gennaio 2006

LA MENORAH SIMBOLO DI ISRAELE

Da Shalom:
 
 
La Menorah: una, nessuna o centomila?
Pubblicato il Domenica, 29 febbraio @ 00:00:45 CET
di Anonimo


Il recente incontro tra Papa Wojtyla e i Capi rabbino di Israele - il sefardita rav Shlomo Moshè Amar e l'aschenazita rav Jona Metzger - segna una importante tappa nel lungo e più volte tormentato cammino di avvicinamento tra le due più antiche fedi monoteiste.

Nei rapporti non sempre facili fra Vaticano e Israele (molti i temi scottanti politici e teologici, dalla gestione delle proprietà ecclesiali alla beatificazione di papa Pio IX), l'incontro dello scorso gennaio è stato un segnale distintivo ed una occasione per chiedere alle autorità vaticane di aiutare lo Stato ebraico nella lotta contro l'antisemitismo, nel sostegno alle ragioni di Israele contro il terrorismo e nel favorire con l'influenza della diplomazia della Santa Sede, lo Stato ebraico nel recupero dei soldati israeliani prigionieri degli hezbollah in Libano.

Questi alcuni dei temi ufficialmente sollevati durante il colloquio nel quale è stato ribadito che la religione non deve diventare strumento di violenza e di sterminio. "Vediamo - ha spiegato Metzger - un collegamento tra terrorismo e antisemitismo. Il crescente terrorismo ci preoccupa molto e non possiamo negare che i motivi siano religiosi. Abbiamo fatto appello ai capi dell'Islam a non approfittare della religione per far crescere il terrorismo". "Vogliamo far crollare questo muro intangibile tra le religioni - ha aggiunto rav Amar - costruire ponti ampi e portare la gente al dialogo".

Ma il dialogo tra le religioni e l'aspirazione ad una pace che coinvolga tutta l'umanità non sono stati gli unici argomenti dell'incontro. Dietro le paludate dichiarazioni ufficiali i due capi rabbino di Israele avrebbero dato avvio ad una trattativa riservata per ottenere dalle autorità vaticane, nella forma giuridica di un comodato gratuito, due preziosi e rarissimi oggetti, forse conservati nelle segrete dei Musei Vaticani: il manoscritto del 'Mishne Torà' (codice di leggi ebraiche), opera del Rambam (acronimo di Rav Moshè ben Maimon 'Maimonide', 1135-1204) e soprattutto la consegna della Menorah (il celebre candelabro a sette braccia).

"Non ci sono cose chiare intorno all'esistenza della Menorah, ma solo pettegolezzi. Non tocca a noi chiarirlo", ha dichiarato rav Shlomo Amar. Un po' più sibillina la dichiarazione di rav Metzgez: "La Menorah non è stata assolutamente menzionata nel corso dell'incontro" - ha detto il rabbino smentendo alcune notizie di stampa - ma ha aggiunto: "Non siamo sicuri dell'esistenza della Menorah. Se esiste e il Papa sarà disposto a regalarcela saremo lietissimi. Lasciamo alla discrezione del Papa trovare un oggetto giudaico, in segno di amicizia, all'altezza di tale gesto".

Come l'altrettanta celebre Arca dell'Alleanza, della Menorah si è persa traccia da oltre duemila anni, eppure non si è mai smesso di cercarla: si trova a Roma, forse in una segreta del Vaticano? E' nascosta in una grotta vicino Gerusalemme? E' irrimediabilmente persa perché fusa dai romani dopo averla trafugata ? E' caduta accidentalmente nel Tevere (una ventina di anni fa furono fatte anche delle ricerche vicino all'isola Tiberina) e ora giace sotto metri di fango? Si trova a Costantinopoli?

Sono tante e fantasiose le ipotesi attorno a questo candelabro a sette braccia che come prescritto nella Bibbia (Esodo 25: 31-33) era stato costruito (forse da quello stesso Bezalel citato in Esodo?) con un unico blocco d'oro fuso e risplendeva nell'antico Santuario di Gerusalemme: "Farai un candelabro d'oro puro fatto tutto di un pezzo: il piedistallo e il fusto, e i suoi calici, i suoi boccioli e i suoi fiori formeranno un solo corpo con esso. Sei rami usciranno dai suoi lati, tre da una parte e tre dall'altra. Su ogni ramo vi saranno tre calici a figura di fiore di mandorlo con il suo bocciolo e un fiore...".

Poche le certezze storiche. Con la distruzione del Tempio di Gerusalemme nel 70 e.v. le legioni romane esiliarono la popolazione ebraica portando a Roma parte del tesoro del Santuario, così come testimoniarono gli artisti dell'epoca nella raffigurazione del trionfo di Tito sull'omonimo arco. Ma il candelabro scolpito sul bassorilievo era l'originale o una copia che i sommi sacerdoti avevano già sostituito immaginando l'imminente fine del Regno di Israele? C'è infatti una particolarità nel candelabro del bassorilievo: ha alla base due piattaforme esagonali, e su ciascuna delle tre formelle visibili sono scolpiti dragoni con colli ritorti e altri simboli non giudaici. Tanto che nel 1994 Daniel Sperber, professore di arti giudaiche e di scienza talmudica all'università Bar-Ilan di Tel Aviv, ipotizzò che la Menorah dell'arco non fosse il candelabro originario piuttosto, vista l'aggiunta di simboli pagani copiati, quello preso dal tempio di Didima, presso Mileto, in Anatolia.

Ma anche se fosse giunta nella Roma imperiale, la Menorah potrebbe non essere più qui: secondo alcuni storici con i saccheggi compiuti a Roma dai visigoti e dai vandali il candelabro sarebbe stato portato come bottino di guerra a Costantinopoli e - secondo alcuni - successivamente riportato a Gerusalemme dai crociati nel 1024. Una storia intricata resa ancora più complessa dall'ipotesi, quasi una certezza, che nell'antico Santuario ci fossero non uno ma diversi candelabri a sette braccia. Ciò nonostante sono in molti ancora a credere che la Menorah sia custodita nei sotterranei del Vaticano, tanto da spingere nel 1996 l'allora ministro israeliano per gli Affari religiosi, Shimon Shitrit, a chiedere informazioni al Papa. Esista o meno, rimane il fatto che il candelabro nel corso della storia del popolo ebraico si è trasformato da oggetto sacro in simbolo ideale, adottato dallo Stato di Israele come effige dei suoi francobolli, delle monete, dei suoi documenti ufficiali.

Resta per ora irrisolto il mistero su dove sia l'originale Menorah ma non è escluso che l'argomento potrebbe essere ripreso in futuro, forse in occasione della visita che Papa Wojtyla potrebbe fare per i festeggiamenti per il centenario della costruzione della sinagoga maggiore di Roma, le cui celebrazioni si terranno il prossimo maggio.

 

La Menorah, il candelabro a sette bracci, è uno dei simboli più antichi dell'Ebraismo.

Vediamo cosa dice la bibbia: : ‘Mi farai –dice il Signore a Mosé (Esodo, 25:31-40)- un candelabro d’oro puro fatto tutto d’un pezzo: il piedistallo e il fusto, i suoi calici, i suoi bocciòli e i suoi fiori formeranno un solo corpo con esso. Sei rami usciranno dai suoi lati, tre rami del candelabro da una parte e altri tre dall’altra…’ 

La Menorah è citata in numerosi passi biblici: in Esodo 37:17-24 per dire che Betzalel, l’artista designato da Dio in persona, ha costruito il candelabro esattamente come l’aveva progettato il Signore. Sempre in Esodo, 30:27 per raccomandare che il candelabro, insieme ad altri oggetti del Tabernacolo, sia unto con olio sacro. Ancora in Esodo il candelabro è citato tre volte: quando il lavoro è ultimato e portato a Mosé (39:37), allorché il Signore ne ordina a Mosé la collocazione nell’Abitazione o ‘Tenda dell’incontro’ a lui consacrata (40:4). In Numeri è citato due volte: (3:31) per ribadire che l’accensione del candelabro è riservata ai leviti e (8:24) per la raccomandazione del Signore a Mosé che le sette lampade illuminino la parte anteriore del candelabro. Nel Libro di Daniele, il candelabro è citato (5:5) per ricordare il banchetto del re Baldassar, figlio di Nabucodonosor, durante il quale, apparve una mano di fronte al candelabro e scrisse parole che solo Daniele riuscì a interpretare. Nel I Libro dei Re (7:49) e nel II Libro delle Cronache (4:7) per predisporre 10 candelabri all’interno del Tempio: 5 a destra e 5 a sinistra del santuario.Ancora nel II Libro delle Cronache (13:11) si ricorda che l’accensione delle lampade è un obbligo verso il Signore. Nel I Libro dei Maccabei (4:49-50) il candelabro è utilizzato per la riconsacrazione del Tempio, mentre in Siracide (26:17) ha la funzione di metafora poetica: la lampada che brilla sul candelabro è paragonata a un bel volto di donna sopra un corpo grazioso. 

Infine, in Zaccaria (4:1-12), il candelabro fa parte della quinta visione del profeta: “L’angelo incaricato di parlarmi venne a scuotermi come si fa con uno che dorme. Mi domandò: ‘che cosa vedi?’ Io risposi: ‘vedo un candelabro d’oro, con in cima un recipiente per l’olio. Il candelabro a sette lucerne e sette beccucci per dare olio a ogni lucerna. Vicino al recipiente ci sono due ulivi, uno a destra e l’altro a sinistra.’ E domandai all’angelo: ‘che significa tutto questo, mio signore?’ Allora l’angelo mi spiegò: ‘Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che osservano tutta la terra…” (Forse chi ha disegnato il Crop ci vuole dire che c’è qualcuno che ci controlla??)

LA MATEMATICA E… IL NUMERO SETTE
Nella Bibbia compare 424 volte.
Nell’Apocalisse, in particolare, è un numero ricorrente:

E vidi nella destra di Lui che sedeva sul trono, un libro scritto di dentro e di fuori, e segnato con sette sigilli”. (Apocalisse, V - 1)

"Il mistero delle sette stelle che hai visto nella mia destra e i sette candelieri d'oro: le sette stelle sono i sette angeli della Chiesa e i sette candelieri sono le sette Chiese". (Apocalisse, I - 20)

E vidi una bestia che saliva dal mare, che aveva sette teste e dieci corna, e sopra le sue corna dieci diademi e sopra le sue teste nomi di bestemmie” (Apocalisse, XIII - 1)

E il Signore disse a Noè:
Di tutti gli animali mondi ne prenderai a sette a sette, e maschio, e femmina; e degli animali immondi a due a due, maschio, e femmina.
E parimenti degli uccelli dell’aria a sette a sette, maschio e femmina: affinché se ne conservi la razza sopra la faccia della terra.
(Genesi, VII, 2-3)

E' scritto nel Vangelo:
"Perdona non 7 ma 77 volte 7 al tuo fratello"
e dice un antico proverbio arabo:
"Prima di parlare gira sette volte la lingua in bocca".

 
 
Il Kenneset Menorah, che si trova a Gerusalemme, di fronte al parlamento israeliano.

Il Menorah, è il candelabro a sette braccia, simbolo ebraico presente nelle case degli ebrei e nelle sinagoghe, sette braccia come i sette pianeti oppure, secondo un’altra versione, il sette sarebbe nato dall’unione dei quattro punti cardinali con alto, basso e tempo. E il sabato, settimo giorno della settimana, è per gli ebrei il giorno del riposo.

Sono sette i cieli di Maometto e sette le parti in cui è diviso il suo Inferno.

I palazzi degli Assiri avevano tutti un'enorme torre a sette piani, ognuno dei quali dipinto con uno dei sette colori che rappresentavano i sette corpi celesti: bianco per Venere, nero per Saturno, porpora per Giove, blu per Mercurio, Vermiglio per Marte, Argento per la Luna e giallo oro per il Sole.

Sette sono i colli di Roma, i samurai, i nani di Biancaneve e i mari battuti dai pirati. E sette sono i principi dell’Inferno: Aziele, Ariele, Marbuele, Mefistofele, Barbuele, Aziabele e Arifele.

Sette sono le meraviglie della terra, i saggi dell’antichità e le stelle dell'Orsa Maggiore. Sette sono le piaghe dell'antico Egitto, i doni dello Spirito Santo, i sacramenti, i giorni della settimana e le note musicali. Sono sette anche le virtù, secondo la teologia cattolica: fede, speranza, carità, prudenza, giustizia, fortezza e temperanza e sette sono vizi o peccati capitali: superbia, avarizia, lussuria, ira, invidia, gola e accidia.

 
 
Chiunque abbia un cuore
 

L'odio può fare molto rumore. L'amore e il coraggio sono di solito più silenziosi, ma alla resa dei conti, sono i più forti.  

Janice Cohn, da -The Christmas Menorahs-

 

  

Nelle prime ore di una domenica mattina, l'8 dicembre 1996, dopo la seconda notte di Hanukkah (festa delle luci), qualcuno prese una mazza da baseball e ruppe la finestra di una casa a Newtown, in Pennsylvania.

  La polizia locale poteva considerarlo un semplice atto di vandalismo se non fosse stato per un particolare significativo: la casa colpita era l'unica di tutta la strada in cui, dietro la finestra, era esposto un Menorah (il candelabro a sette o nove bracci) illuminato.

  Il colpevole era passato deliberatamente attraverso la finestra rotta, aveva preso il Menorah l'aveva buttato in terra, mandandolo in frantumi.

  Il Menorah è il simbolo della Festa delle luci ebraica, o Hanukkah, una festività che dura otto giorni e che ha luogo più o meno in coincidenza con il Natale. Come un presepio ricorda ai cristiani la loro eredità e la loro fede, un menorah le ricorda agli Ebrei. E' il simbolo del miracolo.

  La donna di Newtown non pensò ai miracoli quando scoprì quello sfacelo nel giardino davanti casa. Non era la prima volta che lei e la sua famiglia venivano presi di mira. Quando era bambina, era fuggita dall'Unione Sovietica con sua madre (una sopravvissuta all'Olocausto) e suo padre per salvarsi dalle persecuzioni, ed era emigrata negli Stati Uniti. Ma adesso, vedendo il candelabro rotto, quella paura ancora così familiare tornò a preoccuparla.

  Lisa Keeling, una giovane madre che abitava in fondo alla strada, aveva saputo dell'incidente quando lei e la sua famiglia stavano tornando dalla messa. "Un vicino mi aveva lasciato un messaggio sulla segreteria telefonica", racconta oggi Lisa. Visto che sono una ex poliziotta, pensava che sapessi il numero di casa del commissario capo, in modo da potergli riferire immediatamente l'accaduto."

  Lisa era come pietrificata dalla notizia. Newtown ospitava circa 1.500 famiglie di culture e religioni diverse. Nonostante ci fosse stato, in passato, qualche fatto occasionale, non aveva mai sentito di nessuno discriminato per la sua fede o Etnia. Si chiedeva perciò quale effetto avrebbe avuto questo episodio sulle altre famiglie ebree del quartiere. Avrebbero avuto paura di tirare fuori i loro menorah? Come si sarebbe sentita lei se qualcuno avesse profanato una statua di Gesù Bambino sul suo prato?

  Se non tutti sono liberi di seguire il loro credo religioso, allora non esiste la libertà.

  A Lisa venne un'idea. "Vorrei comprare un menorah e metterlo alla finestra, in modo da far capire a questa famiglia che non è sola in questo momento", disse a suo marito. "se i vandali tornano, dovranno prendersela anche con noi. Che ne pensi?"

  Il marito non esitò un solo istante. "Vai e compralo", le rispose.

  Lei chiamò il vicino e gli spiegò il suo progetto. "Perchè non contatti Margie Alexander?" le suggerì l'uomo. "Sta facendo la stessa cosa."

  Margie abitava proprio dietro l'angolo, e faceva parte del gruppo di sorveglianza del quartiere. Quando Lisa le aveva raccontato l'accaduto, era rimasta di sasso esattamente come lei.

  "Lavoro con donne che hanno problemi di salute, quindi so che aspetto ha il dolore", dice Margie. "Quando andai a trovare la signora che era stata vittima dell'incidente, sul suo viso riconobbi lo stesso identico dolore. Per alleviare le sofferenze che incontro mentre lavoro non riesco a fare molto, ma in questo caso ero convinta di poter fare qualcosa in più."

  Margie, infatti, stava passando in rassegna negozio dopo negozio alla ricerca dei menorah. "E' stato praticamente impossibile trovarne, fino ad ora", relazionò per telefono a Lisa.

  Da casa Lisa cominciò a chiamare tutti i negozi, segnalando poi a Margie in quali poteva trovare i candelabri. "Comprane più che puoi", le suggerì, visto che molti vicini cristiani erano venuti a chiedere cosa fare, dove comprarli e come sistemarli.

  La voce si stava spargendo.

  Era quasi il tramonto, il momento in cui si

accendono i menorah. Margie era tornata a casa e aveva distribuito in fretta ai vicini tutto ciò che aveva trovato.

  "Tolsi da una delle mie finestre le luci natalizie e le sostituii con il menorah", ricorda oggi Lisa. "Volevo che nostro messaggio fosse più chiaro possibile." Si sentiva pronta ad affrontare eventuali problemi? "Forse ci avevo pensato", dichiara. "Ma sostenere un principio è qualcosa che fai e basta."

  Alla sera, quando la signora ebrea imboccò la strada, si fermò sbalordita. Ad accoglierla c'era un mare di luce arancioni, che illuminavano di silenziosa solidarietà le finestre delle diciotto case cristiane del suo isolato.

  Siamo con te, sembrava suggerire il caldo luccichio. tenendo a freno le lacrime, tornò a casa, sostituì le lempadine rotte del suo menorah, e lo risistemò alla finestra.

  I vandali non agirono quella notte. Tempo dopo la Polizia arrestò tre ragazzini, i quali ammisero che l'inaspettata dimostrazione di unità e forza del quartiere gli aveva scoraggiati dall'agire di nuovo.

  Ma non erano i soli a essere rimasti colpiti. Mentre l'Hanukkah proseguiva, altre famiglie cristiane del vicinato presero l'abitudine di esporre un menorah accanto al vischio ed al presepe.

  "Mi era capitato, mentre guidavo, di vedere un menorah alla finestra di qualcuno, e di pensare: "Ho visto quella famiglia in chiesa. Non sono ebrei". Poi realizzavo che stavano sostenendo noi proprio come noi sostenevamo i nostri vicini", rammenta Lisa.

  Anche altre famiglie ebree del quartiere, ritrovata la fiducia, tirano fuori i loro memorah. La notizia si diffuse, reporter e responsabili di programmi radio-televisivi, uno addirittura da Israele, contattarono le donne per intervistarle. I pastori delle chiese locali elogiarono nelle loro omelie la risposta solidale della comunità, e una sinagoga invitò Lisa e Margie ad una funzione, in modo che la congregazione le potesse ringraziare personalmente.

  "Il rabino ci consegnò un libro che raccontava di una storia simile avvenuta nel 1993 a Billings nel Montana", dice Lisa. "In risposta ad episodi di odio, il giornale aveva stampato in prima pagina la foto di un menorah, e migliaia di persone l'avevano appesa alle loro finestre. Era una storia che non avevamo mai sentito, eppure avevamo agito esattamente nella stessa maniera."

  Margie e Lisa sono ancora strabiliate per tutta l'attenzione che hanno ricevuto facendo qualcosa che "chiunque abbia cuore avrebbe fatto". E hanno intenzione di esporre i menorah anche in futuro. "E' diventato l'elemento natalizio a cui tengo di più", dice Margie "perchè rappresenta una meravigliosa lezione che ho imparato: un solo piccolo passo nella giusta direzione può essere molto contaggioso. Può rendere migliore la vita di ognuno di noi."

tratto da *Gli Angeli ci vogliono bene*

di JoanWester Anderson

 

 
 Ricevuto da Chicca Scarabello che ringrazio!




permalink | inviato da il 17/1/2006 alle 17:11 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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